È sempre così in questa cidade linda: ogni angolo, ogni strada, ogni sentiero è illuminato dai suoni sincretici che vengono da lontano… da un oceano di musiche che qui, a Lisbona, si fondono per creare uno spazio, una zona franca, dove tutti siamo altro e nessuno sarà più come prima.

In quel sabato, correndo da una metro all’altra, da Intendente a Marquês de Pombal e poi subito ad Avenida, pian piano, ascoltavo i segnali: i segnali che mi avrebbero condotta in un posto lontano, tra i suoni di maracatu e i sapori nordestinos di un Brasile ‘misturato’. Non è un caso che la fermata metro si chiami Avenida: quella sera sembrava quasi di essere in quei boulevard parigini, circondati dal verde in piena città e con la sua architettura composta che contraddistingue la capitale della belle époque. E lì, in un angolo dell’Avenida, si erge il Teatro Tivoli. E sempre lì, mi sono lasciata alla spalle l’ordine dell’Avenida, per abbracciare il disordine di una notte di musiche pernambucane…

Vivo, Revivo!: il nome dato tanto all’album che Alceu Valença ha lanciato pochi mesi fa, quanto alla sua tournée. Ed è anche l’emozione che ho provato non appena l’artista è entrato sul palco: viva e (ri)viva.

Indossando la stessa casacca che vestì durante uno dei suoi concerti datati 1976, Alceu Valença ha fatto vivere e ri-vivere, nella capitale lusitana, i suoni degli anni ’70 in Brasile: da Espelho Cristalino a Papagaio do Futuro, immancabilmente accompagnato dall’intera banda di musicisti che erano intorno a lui. Qui e lì per la sala del teatro sbucavano gli ombrellini di frevo pernambucani: i colori della sombrinha, emblema di questo Stato brasiliano, si confondevano e si fondevano con le luci da cui il teatro era stato illuminato. Tutto era giusto e perfetto così: in quel tempo sospeso tra ieri e l’oggi.

L’artista ha intervallato le sue musiche con brevi e simpatici accenni sulla sua vita da artista e non: la madre era solito chiamarlo doidinho (pazzerello) e, dopo averlo ascoltato, dopo averlo osservato muoversi, danzare e rigirarsi per tutto il palco, vivendo e rivivendo ricordi passati, posso sottoscrivere che la madre avesse proprio ragione: è un piacevole doidinho.

Ma come ogni grande artista, il meglio della serata, Alceu l’ha riservato alla seconda parte. Arriviamo agli anni ’80, cambio d’abito e di stile melodico. Tutto il pubblico presente in sala sapeva che era arrivato il momento di alzarsi e mescolarsi e riconoscersi forse in un passato che era ritornato presente, che era VIVO!

Ai primi suoni di La belle du jour, la gente che era sotto il palco non ha esitato ad alzarsi dalla propria poltrona, invogliando’ il resto della platea a fare lo stesso. Tutti eravamo altro, tutti eravamo, in quel momento, vivi e il ritmo della musica era così incalzante che era impossibile restare immobili. Poco dopo, è stato il turno di Girassol, di Anunciação e, quasi sul finire, di Morena Tropicana: lì, un sincretismo di suoni ha trascinato tutti noi, me compresa, in quella zona franca che ci ha accomunato quella sera e che ci accumuna da sempre: la musica! Linguaggio internazionale, linguaggio del corpo, della mente e dello spirito, la musica di Alceu Valença è riuscita, in due ore e mezza di concerto, a rapire completamente il mio cuore e la mia anima …

TUTTE LE FOTO SONO DI ALEXANDRE COSTA NASCIMENTO