TROPICÁLIA

Ou Panis Et Circensis
1968

“Io e Caetano eravamo seduti sul pavimento del suo appartamento, nella Avenida São Luiz nel centro di São Paulo, concentrati a comporre: quello che volevamo, credo, era creare una canzone con un distico, che  fosse spoglia da orpelli e che, allo stesso tempo, potesse essere cantata da un gruppo non necessariamente musicale. Cercavamo qualcosa di tribale, insomma,  che, in quanto tale, fosse legata a qualche elemento della nostra cultura popolare come, ad esempio, la macumba, parola capace di inglobare tutte le religioni africane non cristiane che è Oswald de Andrade usò molto.

Oswald era molto importante in quel periodo e noi ci avvicinavamo alla sua opera rimanendo incantati dal potere premonitori che possiede. L’idea di unire l’antico e il moderno, il primitivo e la tecnologia, era esaltata dalla sua filosofia.
Batmakumba è di ispirazione oswaldiana. Ed è concreta – nell’uso delle parole legate e nella costruzione visuale del K a mo’ di firma. Mi riferivo al segno grafico, non solo espressivo, della creazione. Batmakumba non è solo una canzone. È una musica multimediale, un poema grafico, fatto anche per essere visto.”

All’epoca, vivevamo circondati da elementi di interesse multiplo, legati alle novità sonore e letterarie portate dai poeti concreti e dai musicisti della Vangaurda Paulista.

GILBERTO GIL

Il K al posto della C

“Ho l’impressione che abbiamo usato la k perché ci siamo accorti che scrivendo il testo della canzone veniva fuori una grande k.

Il k dava l’idea del consumo, della cosa moderna, internazionale, pop. Ed era ache un corpo estraneo, non essendo una lettera dell’alfabeto portoghese brasiliano, così come lo era Batman.”

Bá, Obá e Baobá

“Può darsi che Caetano si sia accorto di queste parole già allora o che  siano state collocate lì consapevolmente. Io all’epoca non me ne accorsi. Non avvertivo la presenza di Obá come entità, ma cantavo oba come saluto, interiezione.  La parola bat, pipistrello in inglese, invece la usavo consapevolmente.”

Obá, orixá africana del fiume Niger, fu la prima sposa di Xangó.

La creatura spaventa il creatore

“Non so cosa sia di chi. Per me la canzone fu costruita davvero a quattro mani, quattro occhi, quattro orecchie, musica e parole allo tesso tempo, seguendo il processo di tagliare le sillabe per poi ricostruirne le parole, una ad una, fino a formare due ali. Oggi la cosa mi lascia allibito. Quando vedo il testo scritto mi chiedo: ho fatto davvero io questo?”

Fonte: Gilberto Gil – Todas as letras (a cura di Carlos Rennó)