Iniziamo da un brano. È Nine Out Of Ten di Caetano Veloso, arriva quasi a metà dello show. Caetano lo incinse in Transa, il secondo dei due album realizzati nell’esilio londinese, pubblicato nel 1972. La canzone è tra le prime, (la prima?), in cui si parla del reggae, la nuova musica appena sbarcata dalla Giamaica a Londra (Caetano canta “walk down Portobello Road to the sound of reggae”).  E’ cantata in inglese e in portoghese del Brasile, anticipando quel cosmopolitismo culturale divenuto distintivo del musicista di Santo Amaro, e il testo è una delle più riuscite ispirazioni/riflessioni di Caetano sull’immaginario pop. Nine Out Of Ten, “nove su dieci”, viene da un famoso spot pubblicitario televisivo, popolare in quegli anni in Inghilterra come in Italia, in cui si asseriva che nove stelle del cinema su dieci usavano una certa saponetta. In Nine Out Of Ten Caetano invece canta che nove stelle del cinema su dieci lo fanno piangere. Un brano emblematico nell’illustrare il processo creativo di Caetano, “mi pare che l’abbia scelta Gil”, dice Caetano a proposito della genesi del repertorio del loro concerto, e una scelta così naturale di Gil offre il destro per stimolare una riflessione profonda, articolata.

Gil e CaetanoIl nuovo incontro di Caetano e Gil su un palcoscenico è nato per caso, grazie a un’intuizione felicissima di Ettore Caretta, agente e manager dei due, che, accortosi della ricorrenza dei cinquanta anni di carriera per i due bahiani nel 2015, ha proposto loro di fare un tour. All’inizio Caetano era restio, lo ha convinto Gil e dal luglio 2015 i due stanno girando con questo concerto straordinario, prima l’Europa, poi il Brasile, l’America Latina e gli Usa, il Brasile ancora (concerto gratuito a Bahia!!) e di nuovo l’Europa. L’ultima data venerdì scorso a Roma.

Il repertorio dello show, deciso insieme da Caetano, Gil e dalla moglie di Gil, Flora, evita ogni celebrazione, parte dai primi anni Settanta, dal ritorno di Caetano e Gil a Bahia dopo l’esilio londinese, il brano d’apertura è Back In Bahia, e poi proprio come un film il concerto scorre tra numerosi flashback,  i primi successi, i brani più famosi, i brani preferiti, alternando composizioni di entrambi insieme a qualche omaggio, inevitabile, come quello a João Gilberto nella ripresa di É luxo só (e in cui le due voci in maniera totalmente diversa e complementare evocano il canto di João), e due canzoni non brasiliane Come Prima in italiano e Tres Palabras in spagnolo. Ogni brano nel suo svolgersi evoca ricordi e riflessioni ma, nello stesso tempo, le canzoni rimangono canzoni, leggere e avvolgenti (“musica leggera”, detto all’italiana, è un termine che piace moltissimo a Caetano) ed è impossibile partecipare al concerto senza cantare dietro, a bassa voce, dall’inizio alla fine. Sul palco Gil e Caetano riescono a dare il senso di quella che è ed è stata la loro relazione, un’amicizia e un rispetto profondo (ad esempio fu Gil a convincere Caetano perché diventasse musicista e cantante), e al posto del sentimento celebrativo, che tarpa ogni stimolo creativo (nel rock, ad esempio, quale duetto potrebbe essere così autorevole? Forse solo Bob Dylan e Van Morrison, ma con che esiti?), è un concerto che illustra come due superstar possano essere umane e creative, attente a dare solo il meglio, niente di tirato via.

Sampa e Terra di Caetano sono emozionanti, suonano sempre più vissute e mature, costantemente Gil, Caetanoperfezionate, e così Drão e Não tenho medo da morte che illustrano l’abilità di Gil, tanto nel canto che alla chitarra, mai virtuoso o sopra le righe, ma sempre più incredibilmente bravo. C’è anche un nuovo brano composto a quattro mani, As Camélias do Quilombo do Leblon scritto nel corso del tour, è bellissimo.

I due si alternano al canto e sono sempre insieme sul palco anche quando è di scena l’altro (nel tour di Tropicália 2 invece si assentavano a vicenda); dall’apertura più pacata con le canzoni di Caetano si passa al ritmo con i brani di Gil in crescendo e si arriva al finale con una serie di bis in cui artisti e pubblico sono in completa comunione, tutti ammaliati. Gil conclude cantando Everything is gonna be alright dell’amato Bob Marley, “andrà tutto bene”. E si va via dal concerto felici, sperando che davvero questo sia possibile.

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