CaravanasChico Buarque
Caravanas
Biscoito Fino
2017

Caravanas, il nuovo disco che Chico Buarque lancerà sul mercato domani 25 agosto si presenta sin da subito come un’evidente evoluzione rispetto al disco del 2011 Chico, dove il sostantivo evoluzione non toglie alcun valore a quello che già è stato fatto. Il disco del 2011 senza subbio è un lavoro dalla poetica sublime ma, rispetto a Caravanas, si colloca su un piano artistico quantomeno diverso. Se in Chico, infatti, l’autore offriva un piano di ripresa puntato sul singolo, in Caravanas il campo si fa più ampio, preferendo al singolo la moltitudine. Non è un caso, infatti, se il titolo evoca le carovane arabe che solcano il deserto, assolvendo alla funzione di suggerire all’ascoltatore la giusta prospettiva.

L’altro elemento di assoluta innovazione nell’opera appena lanciata per la Biscoito Fino è la capacità dell’artista di mantenersi ancorato a certi canoni compositi per certi versi antichi – nel senso più nobile del termine – riuscendo, però, ad essere interprete attento del presente. Il brano Tua Cantiga, nato da una collaborazione con Cristovão Bastos, si articola su una linea melodica ispirata alla celebre Polonaise in G minor di Bach su cui Chico compone un testo forbito, ricco di figure retoriche, di riferimenti poetici, a dimostrare che l’opera di un cantautore può andare ben oltre l’etichettatura di genere musicale. Con nuances più moderne, nell’ispiratissimo Blues Pra Bia l’artista di cimenta ancora una volta con lo stile che fu degli schiavi nord americani, il blues. Prima d’ora era successo con O último blues de A ópera do malandro. Il tema si mantiene su quello amoroso che, a differenza di Tua Cantiga, questa volta non è corrisposto e i motivi si evincono dai versi “Que no coração de Bia/Meninos não têm lugar”. Ai primi due brani, per una deduzione logico-amorosa, si lega la più solenne A Moça do Sonho che Chico compone a quattro mani con Edu Lobo. L’arrangiamento è essenziale, affidato soltanto a una chitarra classica e a qualche contrappunto di violoncello a lasciare ampio spazio al canto di Chico e ad un testo raffinato.

Nel canzoniere di Buarque altro tema ricorrente è quello del calcio, sport che l’artista ama e pratica da sempre. In questa occasione, però, il samba Jogo de Bola utilizza il gioco non come una mera descrizione dell’evento, ma piuttosto come un pretesto per traslare il fairplay dal campo di calcio nella vita reale. Un tentativo di mettere fine a quel clima di intolleranza e di competizione sterile che governa in Brasile in questo periodo. Dai toni scanzonati, anche Massarandupió, la cui melodia porta la firma del nipote Chico Brown. Il giovane musicista, figlio di Carlinhos Brown e di Helena Buarque, aveva mostrato la linea melodica al nonno che qualche tempo dopo, in occasione del compleanno di Brown, l’ha restituita corredata di testo. Il brano è una spensierata descrizione delle giornate trascorse da un Chico Brown ancora bambino sulla spiaggia baiana che dà il nome al brano.

Clara Buarque, invece, presta la voce ad un altro brano del disco che, prima d’ora, non era mai apparso in un disco di Chico nonostante non si tratti di un inedito. Stiamo parlando di Dueto che l’autore aveva registrato nel 1980 con Nara Leão. Nella versione cantata in duetto con la nipote Clara, il brano si presenta più incline al jazz, minimalista, essenziale. Oltre all’arrangiamento, rispetto alla versione originale, anche il testo risulta parzialmente cambiato almeno quando, sul finale, Chico e Clara citano i nuovi strumenti a cui oggi si è soliti affidare le dichiarazioni d’amore, da Facebook a Tinder e così via.

Casualmente è invece un bolero cantato in spagnolo che nasce dal sodalizio decennale tra il compositore carioca e il bassista Jorge Helder. I due, che avevano già firmato insieme Bolero Blues (Carioca, 2006) e Rubato (Chico, 2011) questa volta compongono un brano su quella Havana che, in tempi di intolleranza radicata come questi, viene spesso indicata come un eremo per comunisti in cui auto esiliarsi qualora non ci si riconosca nelle attuali politiche brasiliane. Anche in questo senso, Chico dimostra di saper abbordare temi complessi con grande eleganza, senza che questo gli impedisca di essere pungente quanto basta. Esattamente come avviene in Desaforo, un samba-canção che si pone come una critica aspra a quelli che, in inglese, chiamiamo haters da social.

A chiudere un disco destinato ad essere tra i migliori del 2017, As Caravanas è un brano imponente, in crescendo, che descrive ancora una volta uno spaccato amaro della società brasiliana quando, a Rio de Janeiro, i luoghi cult della classe media vengono popolati dai giovani neri che in autobus stracolmi di gente raggiungono la zona sud della città come in navi negriere. Il brano porta con sé due matrici di ispirazione diverse. Da un lato il libro LÉtranger di Alter Camus e dall’altro lo standard jazzistico Caravan di Duke Ellington.

Quello che impressiona di questo ennesimo capolavoro che Chico Buarque ha deciso di regalare alla storia è la forza espressiva di un artista per niente provato dal tempo che incede, la capacità di descrivere con lucidità una società in continua trasformazione che, agli occhi di Chico, si rivela poeticamente semplice. A dimostrare che Chico Buarque, in fin dei conti, non è un artista, non è un compositore. È molto di più. Un essere illuminato, un interprete attento del nostro tempo, un genio, uno dei pochi, che il Brasile continua a regalarci.

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In Caravanas, il nuovo disco, Chico Buarque è interprete del nostro tempo
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In Caravanas, il nuovo disco, Chico Buarque è interprete del nostro tempo
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Chico Buarque lancia il suo nuovo disco Caravanas con la Biscoito Fino. Lo abbiamo ascoltato in anteprima e ve lo raccontiamo brano per brano.
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