Quando parla dei suoi dischi, Tulipa Ruiz ha le idee decisamente chiare. Efêmera (2010), il suo primo lavoro, lo definisce come un disco di radiografie. Le canzoni sono lastre che mostrano quello che c’è dentro, quello che l’occhio nudo non può vedere. In Tudo Tanto (2012), invece, l’inquadratura è un primo piano puntato sui dettagli.

Tulipa RUizDancê (2015), ultima fatica discografica dell’artista, è un piano aperto, ad inquadrare il mondo. Danzante, così lo definisce Tulipa ed in effetti il titolo è eloquente almeno quanto le undici tracce che lo compongono.
Da Prumo a Algo Maior, rispettivamente brano d’apertura e di chiusura del disco, la sensazione che  ha l’ascoltatore è quella di non poter resistere alla tentazione di ballare. I ritmi sono serrati, gli acuti e i falsetti di Tulipa taglienti, gli arrangiamenti incalzanti. Così tanto, che, ad ascoltarlo bene, Dancê trova migliore collocazione sul palco che in un lettore di dischi. 

Le undici tracce sono un condensato della miriade di influenze musicali che Tulipa ha raccolto nel tempo: dalla musica elettronica, al mondo della Vanguarda Paulista – il padre di Tulipa, Luiz Chagas era chitarrista di Itamar Assumpção – all’underground paulistano, fino ad arrivare alla musica di João Donato che pure partecipa al disco in Tafetá. Il brano, dal sapore decisamente tropicale, è una vera e propria dichiarazione d’amore a Donato che con Tulipa aveva già collaborato in altre occasioni dal vivo ma mai in un disco.

Canzoni a parte, anche la copertina merita di essere citata. Il disegno, due figure femminili, è un’opera della stessa Tulipa ma la vera particolarità è una ulteriore foderino di plastica che quando viene fatta scorrere sul disegno dà l’impressione che le due figure inizino a danzare. Ché, alla fine, viene da pensare che questo disco non poteva che chiamarsi Dancê.