Il romano Alessandro Mannarino ha scelto il lungomare di Molfetta per inaugurare la tournée estiva di Apriti Cielo, il disco meno romano della sua carriera. In quest’ultimo lavoro, infatti, le inflessioni capitoline hanno lasciato spazio a nuance più tropicali e, ancora meglio, brasiliane.

Chi ha ascoltato il disco, e a Molfetta erano in molti, era pieno di aspettative. Dopotutto, se il disco è prorompente, il live non può che esserlo alla potenza. Ed in effetti, le speranze non sono state disattese. Mannarino, con il suo classico cappellaccio sul capo, baffi folti e abbigliamento totalmente nero, è partito in quattro caricando di bassi e percussioni la brezza marina della città. Il pubblico, dal canto suo, ha risposto alla chiamata immediatamente e non si è fermato fino all’ultima nota del concerto.

Il repertorio del romano è stato costituito sostanzialmente dai nuovi brani che, dal vivo, si sono mostrati brillanti e spessi, con un cavaquinho ben presente e arrangiamenti corposi che hanno saputo rendere al meglio le nuances brasiliane a cui l’artista è legato da tempo. Brani come Vivo o L’Arca di Noè sono state come una porta temporale per proiettarsi a sud dell’equatore e Mannarino come un Cicerone a mostrare le immagini che hanno ispirato le sue canzoni.

Certo non sono mancati i grandi classici come Me So’ Mbriacato,  Statte Zitta o Quando L’Amore Se Ne Va che per questa tournée viene offerta in versione decisamente più techno e grave, ma comunque coinvolgente. Lo spettacolo di Mannarino, però, va oltre la musica, e nonostante lui parli poco – spesso ci tiene a precisare di essere timido – si sente a suo agio sul palco, interagisce col pubblico, lo incita, sorride e, infine, poi sparisce per ripresentarsi qualche secondo dopo sventolando un bandierone che ricalca quello della copertina del disco, a sottolineare come il cammino che sta percorrendo in questo momento passa da un contesto provinciale ad uno decisamente internazionale. L’unico lato negativo della bandiera è che il sole argentino è più in vista dell’universo brasiliano e, avendo l’artista attinto tanto da quest’ultimo, probabilmente avrebbe potuto dare più risalto anche visivamente al Brasile.

Dettagli a parte, l’omaggio al Brasile di Mannarino è evidente e si consolida con la prossima data romana, quella del 6 luglio, in cui sul palco dell’artista saliranno i Mistura Maneira, una gruppo di percussionisti ispirati ai “batuqueiros” brasiliani, al Carnevale di Rio de Janeiro e alla sua tradizione e Rogê, cantautore tra i più rappresentativi della nuova generazione di artisti della musica popolare brasiliana e uno dei principali autori di Seu Jorge.

Perché come diceva Vinicius, la vita è l’arte dell’incontro e Mannarino sembra cogliere al meglio il significato di tale aforisma. Avanti così.